Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘gossip e potere’ Category

Per la serie “chi la fa l’aspetti”

L’ennesima vicenda “scandalistica” e “gossippara” che investe Berlusconi e le escort, tutto sommato ci riguarda molto da vicino, sebbene la gente sia interessata direttamente da questioni più concrete e prioritarie di ordine evidentemente economico. Gli scandali politici e morali si intrecciano con quelli economici e con le gravi ingiustizie sociali che pesano sulla vita delle classi lavoratrici del nostro Paese.

Il tema dell’etica pubblica, come pure la crisi della democrazia rappresentativa borghese che spinge il nostro Paese ad assomigliare sempre più ad un regime sudamericano, sono emergenze reali che incidono anche nell’ambito sociale ed economico. Dunque, non si tratta di questioni separate come si vuol far credere.

La riduzione degli spazi di agibilità democratica, la carenza di un minimo di opposizione sul piano parlamentare, non dico di segno “comunista” ma persino di natura “socialdemocratica” e riformista, la mancanza di un quadro politico che sia minimamente “di sinistra”, l’inesistenza di un soggetto politico interessato a salvaguardare la sfera dei diritti e delle garanzie costituzionali che appartengono ad una mera democrazia formale, ossia liberale e rappresentativa, sono intimamente legate all’assenza di una forza politica e sindacale in grado di tutelare i diritti e gli interessi dei lavoratori.

In effetti, sia a livello politico nazionale come pure sul versante internazionale, è in atto uno scontro duro e feroce per il potere, che viene sostenuto anche con il ricorso a notizie scandalistiche e di gossip, e giunge a servirsi inevitabilmente dei sistemi più cinici e spregiudicati, scorretti ed immorali, come il ricatto e la diffamazione a mezzo stampa, mettendo in moto la cosiddetta “macchina del fango”. Ma l’aspetto sorprendente è che la parte che ha utilizzato finora con maggior disinvoltura tali metodi al fine di infangare e delegittimare gli avversari politici, vale a dire la stampa filo-berlusconiana, ora grida allo scandalo e s’indigna perché l’altra parte, ossia la stampa anti-berlusconiana, pratica la medesima tecnica per screditare Silvio Berlusconi e i suoi.

Lucio Garofalo

Read Full Post »

 

Dopo Tangentopoli, Calciopoli, Vallettopoli, l’ultimo scandalo degno di una “Repubblica delle banane”, è Monopoli. Gli scandali emergono in modo frequente a riprova che il Belpaese è da tempo “un popolo di ladri, furbetti, finanzieri rampanti, calciatori, veline, excort, magnacci, paparazzi, manager falliti, spie e giocatori di Monopoli”.

La retorica nazionalpopolare esaltava la nostra “amata Patria” come “un popolo di santi, poeti, eroi e navigatori”. Oggi gli unici “navigatori” che l’Italia vanta sono gli utenti della Rete, i “navigatori solitari” del World Wide Web, che sta per “ragnatela grande come il mondo” e si configura appunto come un’enorme “ragnatela”, anche nel senso di una “trappola gigantesca” in cui possono cadere i “navigatori”. Perciò, Internet rischia di diventare, se già non lo è, un terreno di caccia dello spionaggio planetario.

Ma torniamo alle vicende di “cosa nostra”. Francamente, l’aspetto più inquietante e grottesco è la conferma di essere tutti, tranne ovviamente gli spioni, puntualmente schedati e spiati, quindi coinvolti in un sistema salito alla ribalta come “la grande spiata generale”. Le vicende “scandalistiche” e “gossippare” che hanno coinvolto prima Marrazzo, poi il sindaco di Bologna, e lo scandalo Berlusconi/escort, tutto sommato ci investono da vicino, benché la gente sia toccata da questioni più concrete e prioritarie.

In realtà gli scandali politici e morali s’intrecciano con quelli economici e con le pesanti ingiustizie sociali che investono la condizione delle classi lavoratrici nel nostro Paese. Il tema della moralità pubblica, come la crisi della democrazia rappresentativa, che sta spingendo il nostro paese ad assomigliare sempre più ad un regime sudamericano, sono emergenze reali che pesano ed incidono direttamente anche sul versante sociale.

Non si tratta di questioni distinte e separate come si vuol far credere. Non a caso le vicende coinvolgono alcuni tra i maggiori esponenti della “casta politica”. Il dato va inquadrato nell’attuale contesto politico, nel quale si inserisce una prepotente campagna mediatica orientata in direzione anti-politica e filo-tecnocratica, in funzione antidemocratica e filo-confindustriale. Infatti, mi sembra poco casuale, ma molto ben calcolata la tempistica con cui gli scandali sono messi fuori, in un momento di grave imbarazzo e difficoltà per un settore vitale dell’industria e della finanza nazionali. In tal senso l’odierna campagna di anti-politica è senz’altro servita a distrarre l’opinione pubblica dallo stato di profonda crisi gestionale e finanziaria in cui versano alcune aziende italiane, per sferrare un violento attacco contro il ceto politico, ritenuto (non a torto) corrotto, colluso e connivente con il mondo degli affari, anch’esso corrotto.

A livello politico nazionale è in atto un aspro scontro per il potere, condotto anche con il ricorso a dossier scandalistici di gossip o altro genere. Insomma, in queste vicende è ravvisabile una sorta di “rivincita” della vera casta dominante contro la “casta” intesa come nomenclatura politica. Entrambe le caste fanno parte della stessa classe dirigente, ma è evidente che la prima, quella confindustriale, non si fida più della seconda, anzi sembra volersene sbarazzare per occuparsi liberamente dei propri affari senza fastidi o ingerenze, mettendo le loro luride mani sulle risorse pubbliche e sui “tesoretti” statali.

Riparato dietro gli scandali e protetto dall’oscurità, qualcuno trama per invocare e legittimare una svolta autoritaria del sistema politico, preparando una sorta di “golpe” morbido. Una chiave utile per interpretare l’uso strumentale che la lobby tecnocratica sta facendo dell’ennesimo scandalo, potrebbe rivelarsi in un’ipotesi relativa alla nascita di un esecutivo tecnico, molto spinto in senso moderato e antioperaio, peggiore di altri governi tecnocratici come quelli che, nella prima metà degli anni ’90, in piena bufera giudiziaria, gestirono il trapasso dalla prima alla seconda Repubblica.

Mi riferisco ai governi guidati da Giuliano Amato nel 1992-1993 (benché questi non fosse un tecnico, ma un politico di provata fede craxiana, il suo governo rivestì un ruolo favorevole al capitalismo della casta tecnocratica e finanziaria) e da Carlo Azeglio Ciampi nel 1993-1994 (già governatore della Banca Centrale Italiana). I quali furono responsabili di accordi siglati a scapito dei lavoratori. E si pensi all’esecutivo presieduto nel 1995 da Lamberto Dini (uno dei massimi dirigenti del Fondo Monetario Internazionale) il cui governo fu artefice della prima “contro-riforma” del sistema pubblico previdenziale. Cito questi elementi storici per fornire un’idea di quanti sacrifici e iatture possa procurare un eventuale “governo tecnico” alle classi lavoratrici.

La riduzione degli spazi di agibilità democratica, la carenza di un minimo di opposizione parlamentare, non dico “comunista” ma persino “socialdemocratica” e riformista, la mancanza di un quadro politico che sia minimamente “di sinistra”, l’inesistenza di un soggetto politico interessato a salvaguardare la sfera delle garanzie costituzionali che appartengono ad una democrazia formale, sono intimamente legate all’assenza di una forza politica e sindacale in condizione di tutelare i diritti e gli interessi dei lavoratori.

Inoltre, credo valga la pena di spendere alcune parole a proposito della cosiddetta “questione morale”. L’approccio risolutivo non può essere affidato semplicemente allo zelo moralizzatore di qualche onesto e laborioso magistrato di periferia, né alla solerzia repressiva di altri soggetti istituzionali, nella misura in cui non si tratta di un problema meramente penale e giudiziario, bensì va affrontato e risolto in sede politica e culturale, ponendola al centro di un incisivo e organico progetto di trasformazione radicale della società. La questione morale è una questione politica, intimamente legata alla società borghese, sempre più corrotta e putrescente. E come tale va affrontata alla radice, inserendola nel quadro di un’ipotesi di cambiamento totale della società, rimuovendo il ceppo, ormai deteriorato, del connubio tra politica e affari, un intreccio deleterio che è inevitabile perché insito nelle basi stesse dei rapporti capitalistici.

In conclusione, la questione morale non si può subordinare e vincolare ad un problema di ordine pubblico, ad iniziative, per quanto audaci e apprezzabili, di tipo giudiziario, ma deve rilanciarsi e ricollocarsi nella prospettiva di una più vasta azione di lotta e di trasformazione della società in un senso profondamente e decisamente anticapitalista.

Lucio Garofalo

Read Full Post »

In Italia, negli ultimi tempi si è ripreso a discutere di “sessualità e politica” in virtù dei casi di cronaca che hanno coinvolto alcuni transessuali in relazione soprattutto all’ex governatore del Lazio, ma pure in seguito alle vicende scandalistiche che hanno investito altre personalità pubbliche, ultima in ordine di tempo Alessandra Mussolini. La quale si è lamentata (giustamente) degli ignobili  attacchi di tipo sessista provenienti da vari organi di stampa, in particolare si è indignata a causa di un vergognoso articolo scritto dal solito Vittorio Sgarbi ed apparso sul quotidiano “Il Giornale”, di proprietà del fratello di Silvio Berlusconi. Ebbene, pur comprendendo la reazione di rabbia e sdegno della Mussolini, non si può fare a meno di osservare che tale cultura sessista è riconducibile soprattutto, ma non esclusivamente, alla tradizione storica dello schieramento politico a cui la Mussolini si ricollega da sempre, cioè la destra. Certo, bisogna riconoscere che certi atteggiamenti e ragionamenti di stampo maschilista appartengono pure a molte persone che possono dichiararsi “di sinistra”. Nessuno osa negare l’evidenza di un simile dato di fatto. Tuttavia, mentre negli ambienti sedicenti “di sinistra” l’esternazione di una mentalità sessista viene biasimata e rigettata come una volgare indegnità, nel microcosmo di destra ne fanno addirittura un motivo di vanto.

Comunque, al di là di elementi di circostanza, vorrei soffermarmi su un tema politico e culturale di ordine più generale, che attiene al rapporto tra sessualità e politica.

Ricordo che l’Italia non si è ancora dotata di una legge sui DICO (Diritti e doveri dei Conviventi), che oltretutto sarebbero un misero surrogato dei PACS (Patto Civile di Solidarietà). Una normativa che ha trovato applicazione ovunque, in Europa e nel resto del mondo civile, eccetto che in Italia, in Grecia e in Polonia. Questi sono gli unici Stati che ancora risentono dell’influenza esercitata dal Vaticano. Il quale, prima ha azzerato il progetto dei PACS, quindi ha affossato il governo Prodi che voleva ratificare i DICO, annullando definitivamente l’ipotesi di legalizzare formalmente in Italia, sia pure con una legge capestro, le convivenze di fatto. Con tale espressione si designano non solo le coppie omosessuali, ma anche quelle eterosessuali che rifiutano di consacrare la propria unione in chiesa e in municipio, rifiutando l’autorità del trono e dell’altare.

Non c’è dubbio che si tratta di un tema d’elite, in quanto interessa un’esigua minoranza di individui, e non certo la maggioranza delle persone, ma non si può rinunciare ad assumere una netta posizione critica di fronte all’attacco sferrato dal potere clericale contro le spinte e i movimenti progressisti che partecipano all’emancipazione civile, morale e culturale della società italiana, così come è avvenuto in altri Stati europei.

La curia pontificia ha scatenato tutto il suo potere politico, intervenendo con arroganza nel dibattito pubblico nazionale, minando la stabilità politica del paese, cancellando l’opera del governo Prodi in materia di DICO, intimidendo e ricattando l’azione legislativa per l’avvenire, esercitando una prova di forza assolutamente inaccettabile in uno stato di diritto, in un paese effettivamente laico e democratico. Per giungere infine a un duro antagonismo frontale con il movimento per i diritti dei gay, ingaggiando quindi una “lotta tra froci”, come un omosessuale dichiarato ha ironizzato in un’intervista rilasciata durante un programma trasmesso nel 2007 da una rete televisiva nazionale.

Rammento che il governo Prodi venne messo in minoranza su un tema di politica estera, malgrado alcuni giorni dopo, a “crisi” risolta, lo stesso Parlamento abbia votato a maggioranza bulgara il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. Questa fu la conferma che il governo andò sotto per motivi estranei a questioni di politica estera e alle guerre in cui l’Italia è tuttora coinvolta, ma a causa di un’altra “guerra”, non dichiarata ma clandestina, mi riferisco ad un scontro organico alla società italiana.

In altre parole, si è svolto un regolamento di conti tra omosessuali liberi e coscienti, che rivendicano i propri diritti, e sodomiti non dichiarati, che da secoli praticano la pederastia nel segreto delle canoniche e delle sagrestie, dei monasteri e delle abbazie, ovunque vi siano curati, prelati, vescovi, priori, frati, seminaristi, catechisti ed ogni sorta di chierici costretti al voto di castità, cioè a logoranti ed insani periodi di astinenza sessuale. Pretaglia cresciuta all’interno di una cultura sessuofobica che contrasta con la storia dell’umanità. Una concezione che azzera la cultura dei secoli antecedenti al cristianesimo, quando in tutte le civiltà, dall’Egitto alla Grecia, dalla Persia all’India e alla Cina, la sessualità era vissuta liberamente, senza pregiudizi, tabù o inibizioni, senza inganni o menzogne, seguendo le tendenze insite nella natura umana.

Si sa che gli idoli femminili erano diffusi ovunque nell’antichità: si pensi ad Iside in Egitto, Afrodite in Grecia, Venere a Roma, Devi nella religione induista, la stessa vergine Maria, che nel paleo-cristianesimo era una figura ispirata alla dea Iside, divenuta poi Isotta. Una chiesa “votata” alla castità, oppure all’onanismo, alla pedofilia e alla sodomia più insana, in quanto mortificata, costretta alla clandestinità più aberrante.

In un contesto culturalmente omofobico e sessuofobico, che umilia e nega la sessualità, come viola la libertà dello spirito, le uniche alternative per prelati, monaci e suore, se di scelte si può parlare per chi è costretto al voto di castità, sono la masturbazione e l’onanismo, inteso come pratica anticoncezionale del coitus interruptus per impedire la procreazione, la pedofilia ed infine la pederastia. Infatti, le chiese e i monasteri di clausura sono da secoli teatro di scandali sessuali, di atti “innaturali” quali la pedofilia e altre depravazioni, nonché luoghi in cui dilagano gli abusi e le sevizie sessuali contro i deboli, in cui la pederastia si diffonde nella sua forma più oscena e perversa, in quanto vissuta morbosamente e in mala fede, di nascosto, nel terrore d’essere scoperti, nell’abiezione e nell’ipocrisia immorale e non, invece, nella libertà e nella trasparenza. 

Si sa che in Italia contano soprattutto le apparenze, che “i panni sporchi si lavano in famiglia”, che le contraddizioni e i mali non esistono in realtà se non sono riconosciuti formalmente, che basta nascondere il capo sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, che gli omosessuali sono “liberi di esercitare” a condizione che si eclissino ma, soprattutto, che non rivendichino alcun diritto.

Ma esiste davvero un solo tipo di famiglia, come sostengono i teocons e teodem? Oppure esistono diverse tipologie familiari, dalle coppie regolarmente sposate in chiesa a quelle coniugate solo civilmente, dalle unioni di fatto tra eterosessuali ai conviventi omosessuali? Se esistono altri tipi di rapporti familiari, destinati a diffondersi, perché non legittimarne l’esistenza? In nome di chi o cosa bisognerebbe opporsi? Forse in nome del “diritto naturale”? Ma questo è solo un’invenzione del giusnaturalismo, una dottrina filosofica e giuridica che asserisce l’esistenza di un complesso di norme di comportamento valide per l’uomo, ricavate dallo studio delle leggi naturali.

Rammento che in natura non esistono né la pedofilia, né la guerra tra esemplari della stessa specie, eppure sono pratiche diffuse nelle società umane. Così come in natura ci sono numerose specie che praticano la sodomia: basti pensare ai maschi sconfitti dagli esemplari dominanti, che non potendo accoppiarsi con le femmine della loro specie si devono accontentare di congiungersi con altri maschi. Ciò che esiste è invece il diritto positivo, in quanto creazione dell’ingegno umano, storicamente determinato dai rapporti di forza insiti nelle diverse società. L’opera di legislazione dell’uomo ha sancito le conquiste del progresso sociale per cui, ad esempio, la schiavitù non esiste più, almeno formalmente, essendo stata abolita dal diritto universale, mentre in passato era giudicata una prassi “naturale” e “inevitabile”.

Il familismo, inteso come esaltazione delle virtù della famiglia tradizionale, è il valore italiano per eccellenza, è un parto privilegiato della gerontocrazia, di una società invecchiata in cui comandano le generazioni più anziane, che hanno impedito in ogni modo l’accesso al potere per i più giovani, instaurando una vera dittatura. L’ideologia familistica è la più elementare tendenza conservatrice della società borghese, è un aspetto essenziale dell’ideologia tradizionale che proclama la difesa dei principi “Dio, Stato e famiglia” su cui s’impernia l’ordine costituito. La famiglia atomizzata, la famiglia nucleare borghese è l’estrema sintesi e rappresentazione dell’individualismo, dell’egoismo e dell’economicismo ormai egemoni nell’odierna società consumistica.

La battaglia per i PACS resta nell’ambito dell’estensione delle libertà e dei diritti civili borghesi, non punta certo al rovesciamento del sistema sociale vigente. Solo in Italia, colonia del VaticaNato, si osa sostenere che la legalizzazione delle convivenze di fatto potrebbe condurre alla dissoluzione dei valori e delle strutture tradizionali della famiglia, dello Stato e della proprietà privata. Nulla di simile è accaduto laddove sono stati introdotti i PACS, cioè negli USA, in Gran Bretagna, in Olanda, Germania, Francia e Spagna, in nessuna nazione dove sono stati riconosciuti i diritti delle coppie di fatto.

Probabilmente altre forme di rapporti umani, quali le comuni e le famiglie comunitarie sperimentate dai movimenti hippie negli anni ’70, avrebbero potuto sortire effetti eversivi per la società dell’epoca. Non a caso, quelle esperienze alternative fallirono proprio perché tentate nel quadro invariato dei rapporti di alienazione, supremazia e subordinazione gerarchica vigenti nel sistema capitalistico. I “figli dei fiori” furono sgominati dallo Stato, che fece ricorso non solo all’intervento delle istituzioni repressive per antonomasia, il carcere, l’esercito, la polizia, ma soprattutto alla diffusione pilotata di alcune droghe deleterie quali l’eroina, l’acido lisergico ed altri allucinogeni letali.

Lucio Garofalo

Read Full Post »

L’ennesima vicenda “scandalistica” e “gossippara” che coinvolge Piero Marrazzo, così come lo scandalo Berlusconi/escort, tutto sommato ci investe e ci tocca da vicino, malgrado la gente sia interessata direttamente da questioni più concrete, ossia da priorità di ordine evidentemente economico.

A mio parere, gli scandali politici e morali si intrecciano con quelli economici e con le pesanti ingiustizie sociali e materiali che investono la condizione delle classi lavoratrici e subalterne nel nostro Paese. 

Il tema della moralità pubblica, così pure la crisi della democrazia liberale borghese, che sta spingendo il nostro paese ad assomigliare ed avvicinarsi sempre più ad un regime di stampo sudamericano, sono tutte emergenze reali ed importanti che pesano ed incidono direttamente anche sul versante sociale.

Dunque, non si tratta di questioni distinte e separate come si vuol far credere.

La riduzione degli spazi di agibilità democratica, la carenza di un minimo di opposizione in ambito parlamentare, non dico di segno “comunista” ma persino di natura “socialdemocratica” e riformista, la mancanza di un quadro politico che sia minimamente “di sinistra”, l’inesistenza di un soggetto politico interessato a salvaguardare e preservare la sfera dei diritti e delle garanzie costituzionali che appartengono e si riferiscono ad una mera democrazia formale e rappresentativa, sono intimamente legate all’assenza di una forza politica e sindacale in grado di tutelare i diritti e gli interessi dei lavoratori.

In effetti, sia a livello politico nazionale, come pure sul piano internazionale, è in atto uno scontro aspro e feroce per il potere, condotto anche con il ricorso a vicende scandalistiche e di gossip o di altro genere.

Lucio Garofalo

Read Full Post »