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Archive for marzo 2008

…OLTRE LA “CASTA”
Un facile e sciocco luogo comune, assai diffuso e persuasivo negli ultimi tempi, assegna ai politici il ruolo di “casta” per eccellenza, nel senso più deteriore e spregevole del termine. Non c’è nulla di più distorto e deviante che esaltare una simile mistificazione ideologica, alimentando un pericoloso clima di qualunquismo e di indifferenza anti-politica che è molto più deleterio del male stesso, più nocivo della corruzione e dell’inettitudine dimostrate dalla casta politica. Infatti i cittadini, indignati e disgustati dai loro osceni “rappresentanti”, reagiscono con atteggiamenti di esasperata e crescente disaffezione e separazione dalla vita politica. La conseguenza finale, assolutamente fatale per le fragili e monche democrazie liberali, è che la professione politica diviene un appannaggio esclusivamente riservato a cerchie elitarie sempre più esigue e minoritarie, dunque sempre più corrotte e corruttibili dai grandi potentati economici sovranazionali, esenti da qualsiasi azione di controllo esercitabile dalle masse popolari, sempre più estranee e distanti dal “palazzo del Potere”. In tal modo, le finte democrazie occidentali, esistenti solo sulla carta, si riducono ad essere di fatto vere e proprie oligarchie, etero-dirette e controllate da ristretti e potenti comitati affaristici, formati dalle corporation multinazionali, dai padroni incontrastati del capitalismo bancario e finanziario ormai dominante a livello planetario.
Dunque, di caste parassitarie non esiste solo quella dei politici. Non a caso, il termine l’ho scritto con la “p” minuscola, a sottolineare la meschinità e la nullità di questi presuntuosi ed arroganti “esponenti del popolo”, veri e propri politicanti da strapazzo, millantatori e ciarlatani. Viceversa, la Politica con la “P” maiuscola rappresenterebbe, in una società diversamente organizzata, la più nobile ed eccelsa attività dell’uomo, che è per sua natura un animale politico e sociale. Invece, nel totale abbrutimento generato dall’alienazione e dallo sfruttamento insite nell’odierna società capitalistica, nell’imbarbarimento prodotto dalle ferree leggi del mercato, del profitto e dell’affarismo economico privato, in fase di espansione su scala globale, miliardi di uomini sono costretti a vivere nella condizione più brutale e disumana, ridotti allo stato brado: l’uomo è condannato ad essere il più selvaggio e feroce tra le belve.
Pertanto, non sto qui a difendere in alcun modo la casta politica e le inique immunità e prerogative (quasi esclusive) di cui gode, anzi. Tuttavia, ci sono altre caste superprivilegiate e parassitarie, che sono addirittura peggiori, ben più immonde ed immorali. 
Si pensi, ad esempio, al clero, soprattutto all’alto clero, che usufruisce di molteplici vantaggi e franchigie assolutamente speciali (quali, ad esempio, l’esenzione da varie tasse, tra cui la vergognosa dispensa dal pagamento dell’ICI sugli immobili ecclesiastici).
Si pensi soprattutto alle colossali rendite e ai benefici goduti dall’alta finanza (leggi “speculazioni in borsa”), completamente detassati, che inoltre causano la rovina di milioni di piccoli ed ingenui risparmiatori. In genere si tratta di semplici ed onesti lavoratori, illusi e adescati dalle potenti “sirene mediatiche” degli investimenti in borsa, alla ricerca di “facili fortune”, mentre li attende solo la peggiore delle iatture: il crack finanziario. Le cui vittime non sono i pochi affaristi e speculatori della finanza mondiale, bensì i milioni di piccoli risparmiatori e investitori, ingannati da illusionisti ed impostori che promuovono gli interessi delle banche e delle società finanziarie.
Si pensi, dunque, alle grandi speculazioni borsistico-finanziarie degli ultimi anni che, nel giro di pochi giorni, hanno mandato letteralmente in rovina intere nazioni, interi popoli, addirittura intere regioni continentali come, ad esempio, il Sud-Est asiatico oppure vaste aree dell’America Latina (si pensi al crack argentino di alcuni anni fa). Si pensi alle popolazioni di un continente assai esteso come l’Africa, completamente affamate e dissanguate dallo sterminio alimentare, stremate e stritolate dal ricatto dei debiti, su cui speculano i pescecani e i truffatori dell’alta finanza internazionale.
Si pensi a queste inaudite forme di raggiri e parassitismi generati dall’establishment capitalistico mondiale, un sistema speculativo-finanziario che prospera a spese della stragrande maggioranza del genere umano, un sistema affaristico assolutamente turpe e squallido, che schiaccia e viola i diritti più elementari di miliardi di esseri umani, che stentano addirittura a sopravvivere fino al tramonto.
Altro che parlare di “casta” (per antonomasia) facendo riferimento ai “poveri e piccoli” politicanti di casa nostra!
Lucio Garofalo
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Ammetto di far parte della folta schiera di quanti sono convinti che non esista alcuna differenza tra PD e PDL, essendo entrambi funzionali ad una politica antioperaia, antidemocratica e neoliberista. L’unica differenza è una “L” in  più presente nella sigla del partito di plastica di Berlusconi. Per il resto stendiamo semplicemente un velo pietoso; non a caso qualcuno ha giustamente coniato la formula “Verlusconismo”, per cui anch’io la adopero per indicare il comune progetto neogolpista (seppure in forma apparentemente morbida e “indolore”), di stabilizzazione neocentrista e neoconservatrice (se non addirittura reazionaria) che fa capo ai due “protagonisti/antagonisti” della politica italiota, destinati a governare assieme la nascente Terza Repubblica. 

Tuttavia, non penso tanto alle  forze egemoni nel PD veltroniano che già conosciamo essere vicino agli interessi del capitalismo bancario e della Confindustria, che non a caso si schierò con il curato-ragionier Prodi alle scorse elezioni politiche.
Mi soffermo invece sulla pericolosa piega presa dalla cosiddetta “Sinistra Arcobaleno”, i cui quadri dirigenti sono sempre più omologati ed assestati su posizioni incerte ed ambigue, quasi folcloristiche, che suscitano grande imbarazzo in numerosi militanti ed elettori, in quanto sorge il fondato sospetto di un crescente appiattimento su una linea priva di una sicura identità classista ed anticapitalista, su una linea totalmente estranea e distante rispetto anche ad una ferma, coerente e trasparente scelta in senso pacifista ed antimperialista.
Nel contempo voglio rievocare la natura visceralmente autoritaria e sovversiva del partito di plastica berlusconiano che in cinque anni di governo ha cercato di sfasciare le istituzioni democratiche, i diritti e le garanzie costituzionali. Altro che sfasciare una vetrina del McDonald’s! Pertanto, io ritengo che il pericolo rappresentato dal fascismo al potere, ossia da quelle forze di centrodestra che hanno governato l’Italia negli anni scorsi, sia molto più grave che in passato, soprattutto se si tiene presente il mix micidiale di fascismo, populismo e neoliberismo sfrenato che caratterizza il blocco politico-sociale che fa capo al cavaliere di Arcore.
Tuttavia, non mi cullo in facili e sciocche illusioni, per cui non penso che il pericolo del fascismo al potere possa essere scongiurato contribuendo a sostenere il fronte della sinistra “radicale” e “antagonista” (se ancora esiste una sinistra di questo tipo).
Rammento una celebre frase di Pier Paolo Pasolini che oltre trent’anni fa scriveva: “Il fascismo potrà risorgere a condizione che si chiami antifascimo”. Mi sembra che la frase rispecchi perfettamente il quadro storico-politico in cui si è compiuta anzitutto la “metamorfosi” di Alleanza nazionale e della destra neofascista (ex MSI) per assorgere al governo della nazione, sdoganata e traghettata dal populismo berlusconiano. Ma la medesima citazione di Pasolini si adatta alla perfezione anche per inquadrare e comprendere la metamorfosi di altre forze politiche quali, in primo luogo, il Partito Demo(n)cratico. Che genio, Pasolini aveva precorso i tempi con notevole anticipo, mentre ancora oggi in tanti stentano ad intuire e a cogliere la reale natura degli attuali avvenimenti politici.

Lucio Garofalo

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Con 30 anni di ritardo, in Italia si viene a conoscenza di una verità già ipotizzata nel lontano 1978: le Brigate Rosse furono infiltrate da agenti segreti della CIA, l’intelligence nord-americana, e del Mossad, i temibili servizi segreti israeliani. Solo che allora, nel 1978, ad avanzare tale ipotesi erano soltanto alcune voci della sinistra extraparlamentare, ossia organizzazioni politiche come, ad esempio, Avanguardia Operaia, Lotta Continua (e l’omonimo quotidiano), tacciate di “antiamericanismo ideologico”. Invece, questa è la novità, l’autorevole ed insospettabile fonte della notizia è niente meno che l’ex vice-segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana di Aldo Moro, Giovanni Galloni, che di certo non era e non è sospettabile di antiamericanismo. Ebbene, non è casuale che le preoccupazioni esternate da Moro al suo vice Galloni risalgano al periodo successivo al 1974, anno in cui avvenne l’arresto di Renato Curcio, Franceschini e degli altri leader che componevano il nucleo storico fondatore delle Brigate Rosse. Dopo quegli arresti, infatti, l’organizzazione brigatista si trovò ad essere totalmente decapitata, ovvero privata della sua mente pensante e del suo gruppo dirigente, per cui fu un’operazione molto semplice infiltrarla da parte dei servizi segreti statunitensi ed israeliani. I quali, ovviamente, si adoperarono per insinuare tra i brigatisti quegli agenti più capaci di diventare in breve tempo dirigenti e prendere in mano le redini dell’organizzazione, per poi compiere quei passaggi e quelle azioni che hanno fatto la storia del nostro Paese. Mi riferisco anche e soprattutto al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro. Il quale, vale la pena ricordarlo, era un’eminente personalità politica italiana, segretario nazionale del partito di maggioranza relativa, ma soprattutto era una figura alquanto scomoda e ingombrante, sia all’interno della stessa Dc, dove era osteggiato da varie correnti (si pensi ai dorotei e agli andreottiani) sia all’estero. In modo particolare Moro era inviso agli Stati Uniti a causa della sua propensione al “compromesso storico” con il Partito Comunista, e sgradito allo Stato d’Israele in virtù del suo aperto orientamento filo-arabo. Probabilmente, non sarebbe male se si facessero vivi, seppure con notevole ritardo, altri autorevoli personaggi della vecchia DC, per far luce sulle numerose vicende politiche del nostro passato (non più tanto recente) che restano ancora nell’ombra o sono precipitate nell’oblio, in modo particolare sui tragici avvenimenti di quella fase storica battezzata come “anni di piombo”. Anni terribili e cruenti, segnati da feroci stragi di Stato, da una lunga sequenza di orrendi delitti di matrice soprattutto neofascista che hanno insanguinato la vita del Paese, creando un clima di terrore e repressione violenta scatenata soprattutto contro i movimenti sociali e popolari sorti nelle scuole e nelle università, nelle fabbriche, nelle piazze, movimenti di lotta generati soprattutto in seguito alle esaltanti esperienze del biennio 1968/69. Quando comparirà qualche altro Galloni a rivelare che gran parte di quei tragici “episodi” sono riconducibili ad un’unica regia, vale a dire a quella che fu denominata “strategia della tensione”, non sarà mai troppo tardi! Mi auguro, ad esempio, che qualcuno che sa veramente le cose e che conta (o contava) politicamente, si faccia vivo per raccontare la verità sulla vicenda di Adriano Sofri e dei suoi compagni di sventura, per riabilitarli e scagionarli dalle accuse, ma più in generale, sulla vicenda di Lotta Continua (definita all’epoca come “il movimento del casino organizzato”, e poi confusa ed accomunata ad organizzazioni eversive ed armate come le BR) e di altre simili esperienze politiche, ingiustamente e artatamente criminalizzate, al fine di screditare ed accusare un’intera generazione di giovani ed un intero ciclo di lotte sociali che hanno contribuito a far progredire notevolmente la nostra società sul versante dei diritti sindacali e civili e delle libertà democratiche. Magari, fra altri 30 anni…

Lucio Garofalo

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